Pubblicato il: 31/10/2026
Per anni chi possedeva la casa in cui viveva si è visto alzare l’Isee solo per quel motivo, anche con uno stipendio modesto o una pensione bassa. La Legge di Bilancio 2026 (legge 30 dicembre 2025, n. 199) interviene proprio su questo. La modifica introdotta dalla Legge 199/2025 porta da 52.500 a 91.500 euro il limite del valore della casa di abitazione che resta fuori dal calcolo dell’Isee, la cosiddetta franchigia. La norma di riferimento è l’articolo 1, comma 208, dedicato alla franchigia prima casa e alle maggiorazioni per i figli.
Per capire la portata della novità bisogna ricordare come funzionava il sistema. Le regole generali restano quelle del D.P.C.M. 5 dicembre 2013, n. 159. Fino a oggi la prima casa era esclusa fino a 52.500 euro e, sopra quella cifra, si conteggiavano solo due terzi della parte eccedente. Il valore da considerare non è quello di mercato ma quello catastale ai fini Imu, al netto del mutuo ancora da pagare. Per questo molte abitazioni normali, soprattutto se c’è ancora un mutuo, escono completamente dal calcolo. L’obiettivo dichiarato è evitare che la casa di residenza, spesso l’unico bene della famiglia, gonfi artificialmente l’Isee e penalizzi chi vive solo di lavoro o pensione.
Grandi città e figli: le soglie salgono ancora
La Manovra non tratta tutte le famiglie allo stesso modo. Durante l’esame in Parlamento si era parlato di un tetto di 200mila euro per le metropoli, ma alla fine la cifra è stata ridotta. Con il maxiemendamento votato con la fiducia al Senato la franchigia sale a 120mila euro e non a 200mila, mentre per chi non risiede nei comuni capoluogo delle 14 città metropolitane si ferma a 91.500 euro. Chi vive a Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo o negli altri capoluoghi metropolitani ottiene quindi uno sconto più ampio. Il motivo è semplice: lì i valori catastali sono più alti.
Contano anche i figli. Per ogni figlio convivente successivo al primo la soglia aumenta di 2.500 euro. A questo si aggiungono maggiorazioni più generose della scala di equivalenza per i nuclei con due o più figli. È il parametro che divide la ricchezza familiare in base al numero di componenti. Secondo gli esperti, il risultato combinato di queste misure sarà un Isee medio più basso per le famiglie con figli che possiedono la prima casa.
Non vale per tutti i bonus: ecco dove si applica
La nuova franchigia non vale per ogni prestazione legata all’Isee. La soglia di 91.500 euro, o 120.000 nei capoluoghi metropolitani, riguarda l’Isee usato per le prestazioni familiari e di inclusione: Assegno unico, Assegno di inclusione, Supporto per la formazione e il lavoro, bonus asilo nido e bonus nuovi nati. Per l’Isee ordinario restano le regole generali. In pratica, per le agevolazioni universitarie, le mense scolastiche o le tariffe comunali, la casa di abitazione, tolto il mutuo, resta esclusa solo fino a 52.500 euro.
Quanto vale questo vantaggio in soldi? Dipende dalla famiglia. Secondo i documenti allegati alla Manovra, il nuovo calcolo porterà in media circa 10 euro in più al mese per nucleo sull’Assegno unico. Per molte famiglie però il beneficio più importante è un altro: rientrare nelle soglie di accesso a bonus che prima sfuggivano per pochi euro. Lo Stato ha previsto una spesa aggiuntiva stimata in 465 milioni di euro solo per il 2026.
Più controlli: auto, residenze e criptovalute nel mirino
La Manovra non porta solo vantaggi: rafforza anche le verifiche contro chi prova ad abbassare l’Isee con dichiarazioni di comodo. L’Inps potrà accedere in automatico ai dati del Pubblico Registro Automobilistico gestito dall’Aci, per scoprire falsi cambi di residenza o nuclei familiari separati ad arte per abbassare l’Isee. Inoltre il Ministero dell’Interno, con l’Anagrafe nazionale della popolazione residente, e l’Aci entrano tra le amministrazioni che forniscono all’Inps i dati per l’Isee precompilato.
Cambia anche il patrimonio da dichiarare. Un decreto ministeriale dovrà fissare i nuovi criteri per includere nel patrimonio mobiliare le somme in valuta, le criptovalute e le rimesse di denaro verso l’estero, anche tramite money transfer o contante. Chi detiene bitcoin o altre monete digitali dovrà quindi indicarli nella Dsu.
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