Pubblicato il: 24/10/2026
Un contributo che si somma alla tredicesima
Il pagamento avviene insieme alla mensilità di dicembre e si somma alla tredicesima ordinaria. Sul bonus non si pagano imposte, perciò viene accreditato per intero. Va tenuto distinto dalla quattordicesima, che è una misura diversa con regole sue. Le due somme possono spettare alla stessa persona nello stesso anno, a patto che ne abbia i requisiti.
La finalità è alleggerire la situazione di chi ha entrate ridotte; per questo l'importo segue la fascia di pensione. Chi resta entro la soglia più bassa indicata dalla norma e non sfora i tetti di reddito incassa tutto. Chi la supera, ma resta sotto il tetto massimo, riceve una cifra progressivamente più bassa. Un assegno modesto, da solo, non basta. L'Inps mette a confronto l'assegno con il reddito personale e, nei casi previsti, con quello familiare. L’istituto decide in base ai dati reddituali che ha già a disposizione, senza chiedere nulla all'interessato.
Le soglie da rispettare
Il bonus spetta per intero a chi percepisce fino a 7.954,05 euro di pensione annua complessiva. Tra questa cifra e 8.108,99 euro l'importo si assottiglia man mano che l'assegno cresce, fino a sparire. Superati gli 8.108,99 euro non si riceve nulla.
Alla pensione si affianca il reddito personale soggetto a Irpef, con un massimo di 11.931,08 euro annui. Per chi è sposato o unito civilmente c'è un secondo vincolo, perché le entrate di entrambi, sommate, non devono andare oltre 23.862,15 euro. Il limite individuale resta valido in ogni caso e non viene assorbito da quello di coppia.
In concreto, un pensionato con un assegno basso può perdere il beneficio se, sommando i redditi del coniuge, la coppia supera il tetto. Basta immaginare una coppia che arrivi a 25.000 euro, cifra puramente indicativa, per vedere come il bonus svanisca anche quando la pensione, da sola, sarebbe in regola.
Quali pensioni contano e quali no
Rientrano i trattamenti previdenziali, quelli cioè collegati ai contributi versati durante la vita lavorativa. Si tratta della pensione di vecchiaia, di quella anticipata, della reversibilità e dell'invalidità previdenziale.
Sono invece escluse le prestazioni assistenziali, che non dipendono dai contributi, ma da una condizione di bisogno. Tra queste figura l'assegno sociale, seguito dai trattamenti per gli invalidi civili. Restano fuori anche le prestazioni che l'Inps non qualifica come pensioni, come quelle di accompagnamento alla pensione e gli assegni di esodo.
Quanto si incassa, con due esempi
Un pensionato con 7.600 euro di pensione annua e 10.500 euro di reddito personale resta sotto entrambi i limiti e incassa i 154,94 euro per intero. Se la pensione sale a 8.020 euro, supera la soglia del bonus pieno ma non il tetto massimo. L'importo si riduce allora a 88,99 euro, cioè alla differenza tra 8.108,99 e la pensione percepita. Anche qui si presume il rispetto dei limiti di reddito.
Il calcolo non richiede alcun intervento da parte del pensionato. Per capire se il pagamento c'è stato basta aprire il cedolino di dicembre e metterlo accanto a quello di novembre, cercando la voce aggiuntiva.
Per sapere in anticipo se vi rientra, il pensionato deve fare tre verifiche. Prima guarda l'importo annuo della pensione, poi il proprio reddito Irpef e infine, se è sposato o unito civilmente, il reddito di coppia. Basta sforare una sola soglia perché il bonus non spetti.
Cosa fare se l'accredito manca
Tutto avviene d'ufficio e questo significa che un dato errato o non aggiornato negli archivi dell'Inps può bloccare il pagamento. Se l'accredito manca pur essendo rispettati i limiti, si può consultare la propria situazione sul portale dell'Istituto e chiedere la ricostituzione della pensione, online oppure con l'assistenza di un patronato. L'Inps, infatti, svolge verifiche successive e, se emerge che il beneficio non spettava, può revocarlo e pretendere la restituzione delle somme versate per errore.
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